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apoesidiper Maria Perosini del lotto otto, Tiburtino Terzo
tutte le stelle sono larve che aspettano prima bambine poi fuochi che bruciano a piombo su uomini che dormono come stracci sui cartoni sugli sfiatatoi dei sotterranei della stazione s' accatramano dell'estate in amore gli azzurri copiativi occhi di bionda tenera maria alla marana da sola farfalla non ce la fa e svena sui gradini di stucco le biglie che s'urtano e cantano settembre è carezze ai seni dietro le persiane corre il sangue purpureo della linfa da tugurio-galera a galera-tugurio bastardo apri la cella è tempo di liberi aquiloni su campi di cocomeri a sangue bocca a bocca col compagno amato da stella che filtra i noci con le foglie che tristezza cadrà e al lotto di pozzolane mura - le moooreeee le more - vociava la vecchia curva rustica sui secchi di legno - per dieci lire ve ne do un cartoccetto- dolce dell' autunno incantesimo taglia la vena di stelle e cola per la sottana sghimbescia -fontanella che alla borgata sciacqui la sottana dell' innocenza sua-
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Questa poesia per una giovane ragazza della borgata romana del Tiburtino Terzo (Santa Maria del Soccorso) fu scritta a Helsinki (Finlandia) nel quartiere Vuosaari nell’ottobre 1971. apoesidi si scrive sempre minuscolo perché minuscolo è più imporante di maiuscolo Ma cosa vuole dire apoesidi? E’uno sbaglio di bozze, una sgrammaticatura, uno scarabocchio? O forse è sia un termine in esperanto che una parola (la prima, la sola) di una lingua non ancora inventata: la lingua europea? E’ vero, questa parola non esiste in nessun vocabolario del mondo. Composi questa parola fondendo insieme i tronchi di due parole italiane: apolide e poesia, e ne feci il titolo di una mia poesia.
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