Vladimiro Rinaldi



apoesidi

per Maria Perosini del lotto otto, Tiburtino Terzo

tutte le stelle sono larve che aspettano
prima bambine poi fuochi che bruciano
a piombo su uomini che dormono
come stracci sui cartoni
sugli sfiatatoi dei sotterranei della stazione

s' accatramano dell'estate in amore
gli azzurri copiativi occhi
di bionda tenera maria alla marana
da sola farfalla non ce la fa
e svena sui gradini di stucco le biglie
che s'urtano e cantano

settembre è carezze ai seni
dietro le persiane corre il sangue
purpureo della linfa

da tugurio-galera a galera-tugurio

bastardo apri la cella è tempo
di liberi aquiloni su
campi di cocomeri a sangue
bocca a bocca col compagno amato
da stella che filtra i noci
con le foglie che tristezza cadrà

e al lotto di pozzolane mura
- le moooreeee le more - vociava
la vecchia curva rustica sui secchi di legno
- per dieci lire ve ne do un cartoccetto-

dolce dell' autunno incantesimo
taglia la vena di stelle e cola
per la sottana sghimbescia

-fontanella che alla borgata sciacqui
la sottana dell' innocenza sua-

Questa poesia per una giovane ragazza della borgata romana del Tiburtino Terzo (Santa Maria del Soccorso) fu scritta a Helsinki (Finlandia) nel quartiere Vuosaari nell’ottobre 1971.

apoesidi si scrive sempre minuscolo perché minuscolo è più imporante di maiuscolo

Ma cosa vuole dire apoesidi? E’uno sbaglio di bozze, una sgrammaticatura, uno scarabocchio? O forse è sia un termine in esperanto che una parola (la prima, la sola) di una lingua non ancora inventata: la lingua europea?

E’ vero, questa parola non esiste in nessun vocabolario del mondo.

Composi questa parola fondendo insieme i tronchi di due parole italiane: apolide e poesia, e ne feci il titolo di una mia poesia.